Massimo Bonfatti - Chernobyl
Massimo Bonfatti davanti alla centrale nucleare di Chernobyl

35 anni dal disastro di Chernobyl – 1986/2021

di Gianni Nocchi – 26 aprile 2021

“Nel tempo dell’inganno universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.”

George Orwell, 1984

Il calore della Solidarietà, proprio come la radioattività (scusate il gioco di parole) anche dopo 35 anni non scompare, anzi, è proprio ora che dobbiamo agire!

…“La tua è una fissa, una malattia! Pensi ancora a Chernobyl!? Tu sei ossessionato! Non stai bene! Falla finita con queste radiazioni, il cesio, lo stron-z-o-io (AHAHAH), e le altre cose! Non c’è più nulla! Con quello che costa il plutonio, lo hanno già levato!!!”…

Giusto qualche giorno fa incontro un amico fuori da una farmacia, che ad un certo punto mi interrompe alzando la voce (a distanza e con la mascherina in una giornata di vento si faticava a comunicare):

…“Ma sono passati più di trent’anni! Fra una settimana saranno 35!!! Ormai Chernobyl è passato! Perché continui a dire che la situazione è sempre grave?! Non è vero, non hai visto i documentari, la natura si è ripresa quelle zone, è pieno di animali selvatici, c’è una biodiversità quasi unica, la natura ha rimediato agli errori dell’uomo! Poi hai visto!? Hanno anche coperto il reattore, ormai è sicuro!”.

Io sono rimasto in silenzio attonito per qualche attimo e, dato che ero di fretta ed il mio interlocutore pure, ci siamo salutati ed ognuno è andato per la sua strada.

Questa affermazione mi ha lasciato molto perplesso, non perché non me la aspettassi da quella persona (non mi reputo più intelligente di lui, ci mancherebbe, ma lo conosco da anni e so come la pensa sull’argomento), ma perché mi sono reso conto che l’ho già sentita molte e molte volte.

In diverse salse, con immagini ed audio d’epoca, in decine di servizi da poche decine di secondi, ogni anno in questi giorni di fine Aprile ricorrendo la data del disastro, varie testate giornalistiche martellano sempre con questo falso messaggio che “la natura si è ripresa Chernobyl”, “la natura ha sempre un piano e può rimediare agli errori dell’uomo” e via dicendo.

Purtroppo, niente di più sbagliato.

Nella zona chiusa intorno a Chernobyl, inabitabile per l’uomo a causa dell’altissima radioattività (ancora presente), la vegetazione non controllata ha ricolonizzato i parchi, i giardini, le aiuole ed addirittura le strade, come ho potuto vedere di persona molte volte; semplici arbusti che hanno divelto l’asfalto delle strade, che sono state letteralmente interrotte e ci hanno costretto ad aggirare questi ostacoli col nostro mezzo.

In questi territori all’apparenza rigogliosi in fatto di biodiversità animale e vegetale, mi è sempre bastato abbassare i miei strumenti a pochi centimetri dal suolo per sentire suonare tutti gli allarmi sonori che segnalavano il superamento della media oraria di esposizione alle radiazioni.

E parliamo proprio dei radionuclidi diffusi col fallout seguito all’incidente di Chernobyl, esattamente 35 anni fa. Parliamo di radionuclidi che sono ancora presenti ad alti livelli: Cesio-137, Stronzio-90, e i subdoli, più difficili da identificare via spettrometria gamma ma presenti, isotopi del Plutonio.  

Questi radionuclidi, somigliando chimicamente ad altri elementi chimici non radioattivi presenti nel terreno e necessari alla crescita delle colture, sono entrati nel ciclo alimentare delle popolazioni locali venendo assorbiti dal terreno negli ultimi decenni, dalla vegetazione e dalle colture stesse dalle quali ottengono sostentamento le popolazioni dei villaggi a confine con la zona chiusa… come il villaggio di Radinka nella regione del Polesie.

Nei villaggi ancora abitati al confine con la zona chiusa di Chernobyl, la situazione è andata peggiorando vertiginosamente in questi 35 anni.

Come si può intuire, il fallout radioattivo ha contaminato case, giardini, orti, campi ed animali da allevamento dai quali gli abitanti dei villaggi ricevevano sostentamento.

Ai negazionisti degli effetti delle basse dosi di radiazioni, o comunque dell’esposizione di anni in zone ritenute “contaminate ma abitabili” voglio semplicemente riportare un’affermazione più volte ripetuta dal Prof. Yuri Bandazhevsky, medico anatomopatologo bielorusso che studia il fenomeno fin dall’incidente nucleare:

“…invito chi non crede all’aumento di mortalità anche in giovane età conseguente l’incidente di Chernobyl a soffermarsi e visitare i cimiteri di questi villaggi, e porre particolare attenzione all’abbassamento della vita media della popolazione negli ultimi 30 anni…”

Le cause di morte prematura in queste popolazioni sono state patologie che nelle statistiche mediche si manifestano in età più avanzata.

Parliamo di osteoporosi in adolescenti sotto i 25 anni (lo Stronzio-90 ed il Pu-239 vanno a sostituire il Calcio nelle ossa), malattie autoimmuni di vario genere, leucemie, infarti fulminanti, neoplasie diffuse di vario genere e gravità.

Su questo vorrei far notare una cosa che molti – specialmente i negazionisti sugli effetti a lungo termine delle basse dosi di radiazioni nella popolazione – volontariamente omettono di dire, anche se la letteratura scientifica lo ha dimostrato da decenni, nel Polesie e nelle altre zone contaminate ma ancora abitate: ad oggi, sono evidenti gli effetti genetici che ha provocato il disastro di Chernobyl, le condizioni di salute di figli e figlie di chi è nato prima o subito dopo l’aprile del 1986, i quali hanno un’incidenza di uno spettro di patologie assolutamente anomalo per la loro età.  

Per le popolazioni residenti nelle zone contaminate ma “non sufficientemente contaminate” da richiedere l’evacuazione, lo Stato prevedeva degli aiuti in derrate alimentari non contaminate per cercare di tutelare la salute delle popolazioni locali residenti in territori contaminati, cercando di evitare o comunque di ridurre il consumo di alimenti raccolti, coltivati ed allevati sul posto.

Radinka, piccolo villaggio abitato da poche centinaia di abitanti, circondato e a poche centinaia di metri dalla zona di esclusione di Chernobyl, è il villaggio di “riferimento” per quanto riguarda l’istruzione dei bambini provenienti dalle frazioni circostanti; vi è una scuola che conta più di 150 bambini di varie età, che arrivano a più di 600 se contiamo anche le altre scuole dei villaggi della regione del Polesie, tutti in prossimità della zona contaminata.

Una delle più grandi e coraggiose Donne che io abbia mai incontrato è la Direttrice di questa scuola, Nadiya Lishilenko. Insegnante, persona semplice, forte, determinata, che ha vissuto tutta la drammaticità causata dall’incidente di Chernobyl in queste ultime decadi. Parliamo dell’abbandono dei villaggi, il senso di rassegnazione di chi è rimasto non avendo altra possibilità e posto dove andare, ed il purtroppo prevedibile deterioramento socio-psicologico-sanitario di questi villaggi abbandonati a sé stessi dallo stesso governo centrale di Kiev.
Ciò ha creato fenomeni di isolamento, depressione, alcolismo, delinquenza e l’aumento dei suicidi.

Nonostante tutto questo, nel 2014 le autorità statali decisero – per dirottare le poche risorse disponibili alla guerra del Donbass – di declassificare le provincie di Ivankov e Polesie come zone non più contaminate, non più pericolose; di conseguenza vennero interrotte la fornitura di gas metano per il riscaldamento (nella Regione del Polesie in inverno si arriva anche a -30°C) e la fornitura di cibo “pulito” per le mense scolastiche (fra le quali quella di Radinka).

Mentre accadeva tutto ciò, Nadiya e tutto il personale scolastico della scuola assistevano attoniti e preoccupati a questa barbarie, che credo possa essere riassunta in una sua domanda retorica che potete trovare nel servizio de le Iene del Novembre 2017, “Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl”:

Come si può insegnare a dei bambini che ti guardano e ti dicono che hanno fame?!

Il progetto “cibo pulito”, portato avanti da Mondo in Cammino ormai da quasi 7 anni, ovvero l’acquisto e la distribuzione di cibo non radioattivo nelle mense del Polesie, ha mitigato la condizione di questi bambini, che hanno avuto un miglioramento della loro salute negli ultimi anni.

Oggi, 26 Aprile 2021, ricorre il 35esimo anniversario del disastro al 4° reattore del complesso elettronucleare di Chernobyl.

E non c’è nulla da festeggiare: possiamo solo riscaldare il cuore di questi bambini continuando ad aiutarli concretamente, sostenendo questo progetto di MIC che garantisce durante le 8 ore giornaliere scolastiche un pranzo ed una merenda non contaminati e adeguati al fabbisogno kilocalorico dei bambini.

Questa è la maniera migliore per affrontare questa triste ricorrenza, dopo aver guardato e riguardato tutti i servizi televisivi e i vari commenti – che si limiteranno solo ad oggi – perché questo giorno in cui tutti parlano di Chernobyl (anche a vanvera, permettetemi questo sfogo) non passi invano.

Grazie anche al vostro aiuto, potremmo continuare a far crescere in salute i bambini di queste scuole.

Un ringraziamento a tutti coloro che credono in Mondo In Cammino, che vi ripongono fiducia, e a tutti coloro che lo vorranno fare!

Gianni Nocchi

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