Un appello per porre fine al continuo ri-fallout che li minaccia

la caldaia della scuola di Radinka

Ennesimo viaggio, il 23 ottobre 2019, alla scuola di Radinka (provincia di Polesie, Ucraina) dove 5 anni fa esatti avevamo scoperto il dramma di questa scuola dove i bambini non potevano usufruire del servizio mensa stando a digiuno per tutto il giorno. Per 5 anni siamo riusciti ad assicurare loro cibo “pulito” con la speranza di ridurre la contaminazione da radionuclidi ancora pesantemente presenti nel loro territorio nonostante siano passati 33 anni dalla tragedia di Chernobyl.

Il nostro aiuto è stato essenziale per sopperire all’impossibilità economica dell’ autorità provinciale di mantenere il servizio mensa, ma non sufficiente.

Pensavamo che anche il problema del riscaldamento avrebbe potuto risolversi dopo la costruzione della caldaia in seguito al taglio del gas per il riscaldamento della scuola, misura pure questa adottata dallo Stato giustificandola burocraticamente con la bugia della declassificazione della zona di Radinka in zona “pulita” al solo scopo di non provvedere ai benefit previsti per le popolazioni “Chernobyliane”, fra cui il diritto di ottenere gas gratis per il riscaldamento scolastico (strategia inqualificabile per tagliare le spese).

La provincia di Polesie, dove la maggior parte delle attività sono state soppresse dopo Chernobyl (e non ancora riattivate) non gliela può proprio fare economicamente. E, allora, quella provvisoria caldaia costruita dopo la chiusura del gas per scaldare la scuola utilizzando la legna radioattiva delle foreste circostanti, sta diventando definitiva.

Volute di fumo radioattivo da metà ottobre a metà aprile si spandono nel cielo e rilasciano i radionuclidi sugli orti familiari e le campagne circostanti, ricontaminando ancora di più i prodotti della terra che, finita la scuola dopo il pasto con i nostri cibi “puliti”, verranno proposti agli stessi bambini nelle loro famiglie.

Un circolo vizioso che pensavamo di avere in parte interrotto, ma che la situazione della caldaia ripropone invalidando, in parte, i nostri sforzi, ma soprattutto implementando il rischio.

Questa situazione, nel tempo, può diventare ancora più pericolosa perché non ostacolata da nessuno. La gente del posto subisce il ricatto della lobby nucleare.

bambini della scuola di Radinka

A 17 chilometri di distanza, in piena zona di esclusione, è stato costruito, dai francesi con l’aiuto di altri enti e soggetti europei e la presenza anche dell’aiuto americano, un enorme deposito per le scorie di combustibile nucleare esausto proveniente da tutte le centrali dell’Ucraina (ma si sussurra che arrivi anche da altri paesi dell’Europa). La lobby nucleare sta narcotizzando le eventuali proteste dei residenti intervenendo con progetti “sociali” per abbellire i giardini, le scuole esteriormente (come hanno fatto con Radinka pagando dapprima la redazione di un progetto per 6.000 euro e impegnando, successivamente, oltre 500.000 euro – sì, oltre mezzo milione di euro – per la protezione del tetto, la verniciatura dei muri perimetrali, la pavimentazione dell’accesso della scuola.

Una bella politica di cosmesi per tranquillizzare le proprie coscienze e tacitare, sul nascere, eventuali vagiti di protesta dei residenti contro una zona di esclusione che, a pochi chilometri di distanza, non smette di essere pericolosa.

Se adesso si arriva alla scuola di Radinka, l’impressione di un visitatore ignaro è di meraviglia, quasi di stupore: “Ma questa non è la situazione che mi aspettavo, di molto migliore!”. Questo è un inganno, fra i tanti, del nucleare! Varcata la porta della scuola, tutto all’interno è come prima, ma quello che è peggio è che, voltando lo sguardo verso la caldaia, si notano grosse cataste di legna pronte ad essere bruciate e a intossicare con il loro carico radioattivo i 150 bambini della scuola, compresi quelli della scuola materna.

La lobby nucleare non cambia tattica, la stessa usata a Ivankiv per l’Ekotes che tacita le coscienza intervenendo generosamente nel sostenere le rette scolastiche per i pasti dei bambini nelle scuole.

A Radinka, assieme alle altre 4 scuole della provincia di Polesie in cui si usa la caldaia ma con minore numero di bambini, la radioattività è più subdola che altrove e trasforma un beneficio (il riscaldamento) in un danno peggiore..

Bisogna intervenire a tutti i costi per evitare che a Radinka prenda piede un limitato genocidio strisciante: il danno viene parcellizzato per renderlo meno evidente e deresponsabilizzante per chi lo produce.

E’ un sottile crimine a cui possiamo porre rimedio. Ho parlato con la direttrice Nadezhda e mi ha fatto presente che il problema del riscaldamento deriva dal fatto che la legna costa la metà rispetto al gas e la provincia riesce così a sostenere i costi (ma non sempre, ci sono giorni in cui forzatamente, per mancanza momentanea di finanze, i bambini restano al freddo).

Scaldare i bambini di Radinka con la rete del gas per un anno scolastico e permettere loro di non intossicarsi con il fumo radioattivo, costa 10.000 euro.

Penso che possiamo (dobbiamo) fargliela, sia per i bambini e sia per denunciare il ricatto nucleare e renderlo palese anche per facilitare successivi interventi nelle altre 4 scuole della provincia che devono obbligatoriamente servirsi della legna radioattiva circostante (e non è uno scherzo: abbiamo già, a suo tempo, prelevato la cenere dalla caldaia e l’abbiamo esaminata: notevole la presenza di Cesio 137. Fra qualche mese quando la caldaia sarà a pieno regime, torneremo con delle apparecchiature validate e renderemo ancor più evidente questa pericolosa realtà).

I bambini di Radinka non possono essere danneggiati da una radioattività di ritorno!

L’ipocrisia viaggia anche nelle parole: l’utilizzo della legna – per l’impossibilità di pagare il gas – è stato definito dalle autorità come progetto di “Energia alternativa”. E con questo doppio inganno i bambini di Radinka vengono avvelenati ogni giorno dagli alimenti che inconsapevolmente assumono nelle rispettive famiglie.

Con la direttrice della scuola si è pensato che i soldi risparmiati dalla Provincia, se si raggiungerà l’obiettivo della somma dei 10.000 euro per pagare la rete del gas, per metà potranno essere utilizzati per progetti didattici della scuola e per metà lasciati alla Provincia stessa per interventi in ambito sociale in modo da contrastare la ingannevole politica di cosmesi dei gestori del deposito delle scorie nucleari (sarà un progetto pilota con sottoscrizione di un protocollo fra le parti).

10.000 euro per una maggiore speranza per i bambini di Radinka affinché non siano doppiamente vittime: del silenzio e dell’inganno.

 QUI per donare. Causale: riscaldamento Radinka.

Massimo Bonfatti

Presidente di Mondo in Cammino

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