MASSIMO BONFATTI
Presidente e fondatore di “Mondo in Cammino” ODV

Massimo Bonfatti

Dopo la maturità classica, Massimo si diploma in lingua russa e intraprende un percorso universitario, che interrompe però per dedicarsi all’attività di infermiere, in una carriera che lo porta fino all’abilitazione alle funzioni direttive. Negli anni ’70 e ’80 si impegna in attività di volontariato, occupandosi principalmente di persone diversamente abili.

Il 1990 marca una ulteriore, significativa crescita della sua attività di volontariato: Massimo si occupa di Ex Jugoslavia e svolge alcune missioni umanitarie in Bosnia Erzegovina.

Il 1994 è l’anno in cui Massimo inizia ad occuparsi dei problemi riguardanti il fallout di Chernobyl, una tragedia a cui dedicherà buona parte della propria vita.

Solo in quell’anno organizza tre carovane della solidarietà a favore delle popolazioni colpite. Negli anni, compie oltre 60 viaggi nelle zone maggiormente contaminate, recandosi a Chernobyl e Pripyat, e negli anni monitora i progetti locali (Russia e Bielorussia), soprattutto in campo scolastico, sulla gestione del rischio radioattivo in territorio contaminato.

L’impegno di Massimo assume un ruolo istituzionale nel 1996, quando diviene, fino al 1999, rappresentante del Comune di Carmagnola (TO) presso il Coordinamento dei Comuni per la Pace.

Cosciente che il volontariato non debba solo guardare al di là dei propri confini, e che la necessità di operare del bene sia un imperativo morale ovunque se ne abbia la possibilità, nel 1997 lancia la campagna “Mattone dopo mattone”, a supporto dei terremotati di Marche e Umbria.

Nel 1998 amplia le attività relative alla tragedia di Chernobyl fondando, e coordinando, il “Progetto Humus”, un intervento di radioprotezione in campo agronomico e culturale nei territori contaminati dall’incidente nucleare.

Negli anni, cresce sempre di più in Massimo la consapevolezza del legame tra ambiente e salute pubblica, e dell’impatto che inquinamento, e contaminazione nucleare hanno soprattutto sulle fasce più deboli. Dal 1998 al 2003 diventa coordinatore piemontese di Legambiente Solidarietà.

Gli anni di attività da volontario rendono chiaro a Massimo come le tragedie vengano avvertite con forza dal pubblico nel momento del loro manifestarsi, per venir poi dimenticate rapidamente. La loro memoria collettiva sbiadisce, ma le loro conseguenze, per chi ne è stato coinvolto più direttamente, permangono, e spesso addirittura peggiorano. Cerca quindi di ampliare gli strumenti informativi per mantenere viva la consapevolezza delle conseguenze di Chernobyl, collaborando nel 2002 alla realizzazione del video ”I dimenticati di Chernobyl”, che vincerà il premio giornalistico televisivo “Ilaria Alpi” nel 2003.

Sempre nel 2003, intuendo le ramificazioni di internet, e la possibilità di utilizzarne gli strumenti per veicolare informazione alternativa, dare struttura ad una rete di volontari, e presentare ad un pubblico più ampio possibile informazioni non di parte sulle conseguenze del nucleare, istituisce nel 2003 il sito www.progettohumus.it, a tutt’oggi il maggiore portale italiano su Chernobyl e sul nucleare.

Nel 2004, la terribile strage nella scuola di Beslan in Ossezia del Nord, dove a seguito di un attacco terroristico e della scriteriata reazione russa persero la vita oltre 300 persone, di cui quasi 200 bambini, scuote profondamente Massimo, che nel 2005 si reca a Beslan e dà l’avvio al “progetto Kavkas”, un progetto per la costruzione della pace inter-etnica ed inter-religiosa nel Caucaso russo.

Le attività di volontariato negli anni sono divenute tante e tali, che il 17 settembre 2005 Massimo decide di dargli una forma istituzionalizzata, fondando l’organizzazione di volontariato “Mondo in Cammino”.

Nel 2006 è interprete del film documentario “Oltre la sbarra”, girato nel villaggio più contaminato della Bielorussia. Il film sarà premiato nella sezione “Ecoscuola” dell’EcoVision Film Festival di Palermo. Sarà inoltre selezionato fra i dieci finalisti del MedFest 2006 di Paestum, e risulterà vincitore nel 2007 del premio del pubblico al IX Festival Internazionale del cinema naturalistico ed ambientale di Teramo.

Nel 2007, sotto la sua guida, la campagna “Tutti figli di Noè” creata all’interno del progetto Kavkas, lancia a livello mondiale tre iniziative uniche nel loro genere: la prima è il convegno “Donne ferite, donne di pace”, con le testimonianze di donne di diverse fedi ed etnia che hanno perso i propri figli nei conflitti del Nord Caucaso; la seconda è la realizzazione in loco del primo giornale interetnico scritto da giovani delle tre repubbliche Caucasiche, Ossezia del Nord, Inguscezia e Cecenia; l’ultimo, è l’accoglienza interetnica in Italia di minori dal Distretto del Prigorodni, prima esperienza internazionale di accoglienza interetnica ed interreligiosa (osseti cristiani ed ingusci musulmani) dal Caucaso del Nord.

Nel 2008 gli sforzi per la costruzione della pace e di un mondo più giusto vengono premiati: con Mondo in Cammino, vince il Premio Nazionale per la Pace 2008 “Giuseppe Dossetti”.

Nel 2009 lancia l’iniziativa “Vino di pace” a favore delle bambine e dei bambini ceceni vittime di mina.

Nel 2010 dà l’avvio alla campagna per la democrazia dell’informazione “Dar voce alle voci”, per supportare e diffondere le voci di quanti hanno avuto il coraggio di pronunciare verità scomode, ed hanno pagato per esse.

Nel 2011, nel quinto anniversario dell’uccisione di Anna Politkovskaya, crea la campagna “In ricordo di Anna” a cui aderiscono 27 comuni, due Province e due Regioni.

Nonostante l’attenzione continua per le vittime di Chernobyl e per le tragedie del Caucaso, Massimo rimane vigile e cosciente sui problemi più prossimi: nel 2012 lancia l’iniziativa “Immensa”, vino bianco a sostegno delle mense dei poveri, e da avvio al “Progetto per la Bassa”, a favore delle popolazioni della Bassa emiliana e lombarda, colpite dal terremoto.

Sempre alla ricerca di modi per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica ed i volontari, Massimo decide di spendersi in progetti di comunicazione fotografici ed audiovisuali. Nel 2013, con il fotoreporter Luca Scabbia, idea il progetto “Rotta nucleare”; con il fotoreporter Pierpaolo Mittica e il regista Alessandro Tesei dà l’avvio a un sodalizio per la realizzazione di un documentario sulla centrale nucleare di Mayak (Russia) ed uno sulla mensa dei poveri operata dai frati francescani di Torino.

Lancia inoltre la campagna “Vainakh, il so(e)gno della pace”, e i suoi sforzi gli valgono, in Cecenia, il prestigioso premio giornalistico “La penna d’oro”.

Nel 2014, dopo anni di riflessione, ricerca e contatti, riesce finalmente a dare forma al progetto “Elbrus di pace”: la straordinaria esperienza di un campo estivo interetnico ed interreligioso realizzato direttamente in loco (nella Karachaevo Cherkessia) con la partecipazione di giovani ceceni, ingusci e osseti. Sempre in quell’anno, assieme all’amico Paolo Scampa (presidente AIPRI, https://aipri.blogspot.com/ ), pubblica un documento shock sulle reali conseguenze dell’incidente di Chernobyl in Italia.

Nel 2015, all’interno delle proprie attività per il Caucaso, raccoglie la testimonianza di Ella Kesaeva, presidente dell’associazione “La voce di Beslan” e la fa pubblicare nel libro inedito, a livello internazionale, “Beslan. Nessun indagato”.

Nel 2015 riesce a dare avvio anche al progetto “SOS Radinka” per i bambini ucraini che vivono ai confini della zona di esclusione di Chernobyl nel villaggio contaminato di Radinka: è un progetto per garantire agli scolari riscaldamento durante il gelido inverno ucraino, e sostegno economico ai più poveri che non riuscivano ad accedere nemmeno alla mensa.

Cercando di mantenere alta la tensione sulle conseguenze del nucleare, sulle bugie che lo circondano, e sulle pressioni per celarne le verità, Massimo fa si che Mondo in Cammino diventi produttore di “Behind the Urals – Nightmare Before Chernobyl”, documentario sulla tragedia dimenticata di Mayak, in Russia, stimata 22 volte peggiore di Chernobyl, e che ha colpito oltre mezzo milione di persone.

Nel 2016, Massimo raccoglie le forze dell’associazione in occasione del trentennale di Chernobyl e da l’avvio alla campagna “Chernobyl AC/DC”, scandendo per la prima volta il tempo in un Ante-Chernobyl ed un Post-Chernobyl, a rimarcare l’enormità dell’incidente e delle sue conseguenze. Con l’occasione della campagna, riesce a realizzare l’omonimo cofanetto composto dal proprio libro “Il naso lungo di Chernobyl”, dal DVD “Behind the Urals” di Alessandro Tesei e dal libro reportage “Fukushima NO GO ZONE” del fotografo Pierpaolo Mittica.

Il 2017 è un anno importante per l’associazione Mondo in Cammino: il successo delle campagne di raccolta fondi per i progetti a favore dei terremotati del Centro Italia e della scuola di Radinka, alle quali Massimo aveva dedicato moltissime energie, lo portano ad immaginare la possibilità di una crescita dell’Associazione, amplificando la sua capacità di operare il bene.

Massimo comprende l’opportunità di dare maggiore visibilità all’associazione, creando le basi per un rafforzamento dell’assetto organizzativo. Questa intuizione lo porta ad immaginare ed avviare una campagna di restyling dell’immagine associativa, che include nuova iconografia, ed un ripensamento del sito web istituzionale.

La pluralità di attività contemporanee in cui è impegnato e attraverso cui pilota con estrema lucidità l’associazione non lo spaventa. Semmai, la crescente consapevolezza di quanto sia possibile fare con un volontariato dal basso, fatto coi piedi soleva dire lui, lo spinge al contrario ad aprire ancora di più gli orizzonti di Mondo in Cammino: nel 2018, Massimo fa intraprendere all’associazione progetti in Camerun e Guatemala.

È di questo periodo l’intensificarsi dei rapporti con il gruppo musicale italiano EasyPop, che alla fine diviene testimonial ufficiale associativo. Con gli EasyPop Massimo riesce ad immaginare, e poi a dare vita, al progetto “Basta una canzone”, il primo tour di una band musicale nelle terre contaminate di Chernobyl, convinto com’era che volontariato non sia solamente aiuto immediato, ma anche sostegno culturale e l’opportunità di portare, nelle vite di chi ha bisogno, momenti di leggerezza e serenità.

Da questa prospettiva, instancabile come sempre, Massimo invita nelle scuole delle terre contaminate i volontari dell’associazione “Cuore Clown” per sperimentare nuove metodologie di didattica, portando un barlume di gioiosa normalità nelle difficili vite degli scolari locali.

Il 2018 è stato, finalmente, anche l’anno in cui si è realizzato uno dei progetti più cari a Massimo e per cui maggiormente si era speso per anni: “Welchome Camp”, un campo interetnico ed interreligioso tenutosi in agosto nel Caucaso del Nord, nella repubblica della Karachaevo Cherkassia.

Nel 2019, visti i risultati sorprendenti ottenuti con il progetto Basta una Canzone, a cui la popolazione delle aree colpite in Ucraina aveva risposto con entusiasmo e gratitudine, Massimo lancia il progetto “Vibrazioni per rinascere” assieme agli EasyPop, per la realizzazione di aule musicali nelle provincie di Ivankiv e Polesie.Nella sua mente però, nonostante la tragicità degli “ultimi” di Chernobyl, altri avevano bisogno di lui: le vittime della guerra civile nel Donbass ucraino, un conflitto fratricida che ha spaccato l’Ucraina, e precipitando milioni di persone nel pericolo e nella tragedia. Massimo, fedele alle sue inclinazioni più sincere, decide di valutare l’opportunità che Mondo in Cammino intervenga con interventi di sostegno nelle zone del conflitto.

Ma non sarebbe mai riuscito a mettere in pratica il progetto: a luglio 2019, dopo 2 mesi di preparazione di una missione nel Donbass, viene fatto oggetto, insieme ad alcuni volontari della associazione, di minacce di morte da parte di ultranazionalisti ucraini qualora non avesse desistito dal proposito di effettuare il viaggio umanitario previsto in settembre dello stesso anno. Le minacce, scaturite in risposta alla sentenza in patria di condanna di Vitaly Markiv, soldato italo-ucraino, lo preoccupano e lo feriscono, costringendolo alla difficile decisione di lanciare un forte segnale sospendendo cautelativamente tutti i progetti di Mondo in Cammino in Ucraina.

La caratura umana di Massimo, il suo straordinario senso dell’etica e del dovere, e la capacità senza pari di mobilitare le più disparate risorse per progetti di aiuto – che sarebbero sembrati ambiziosi ad associazioni o enti molto più grandi di Mondo in Cammino – ne fanno una figura chiave dei movimenti per la pace e anti-nucleare contemporanei.

Una figura modesta, in disparte, eppure in grado di immaginare ed implementare progetti ambiziosi sotto il profilo pratico quanto sotto quello della loro fattibilità: Massimo non si dava limiti, per il bene altrui, convinto com’era, e come dimostrava quotidianamente, dell’importanza di coinvolgere più persone possibile per promuovere, e creare, il bene, vicino e lontano da noi.

La sua statura è riflessa non solo nelle sue opere e nella eredità di progetti, attività, successi e riconoscimenti, ma anche nell’amicizia delle influenti personalità che di lui avevano grande stima: Massimo era infatti amico personale di Yuri Bandazhevsky (medico Bielorusso condannato al Gulag per aver denunciato, per primo, l’enorme gravità sottostimata da parte del regine, della contaminazione di Chernobyl sul territorio bielorusso), Vera Politkovskaya (giornalista che ha pagato con la vita le sue denunce contro il potere, gli abusi, la corruzione russi e la tragedia della guerra russo-cecena), Akhmed Gisaev (difensore ceceno dei diritti umani, torturato dal regime), Shakhman Akbulatov (direttore della sede del Grozny di Memorial, la più importante organizzazione per la difesa dei diritti umani russa, costretto all’esilio in Francia), Dmitri Florin (giornalista russo indipendente, premio Sakharov per il giornalismo, esiliato in Finlandia), Arkadi Babchenko (scrittore), Ella Keseva (presidentessa della associazione per le vittime di Beslan), Svetlana Gannuskina (pluricandidata al Nobel per la Pace), Ottavia Piccolo, Giorgio Fornoni.

Ha collaborato con Moni Ovadia. Ha conosciuto Vasili Nesterenko (tra i primi ad intervenire nel 1986 a Chernobyl, e minacciato dal regime per la sua denuncia sui rischi per la popolazione dell’incidente), Natalia Estemirova (giornalista russa e membro della associazione “Memorial”, rapita ed uccisa nel 2009), ed è stato amico di Zarema Sadulaeva (presidentessa dell’associazione di Grozny “Salviamo la generazione”, assassinata nel 2009).

La scrittura, e soprattutto, l’informazione, sono sempre state sue passioni: Massimo era infatti giornalista pubblicista, con diversi articoli per giornali italiani e esteri, ed ha scritto il libro “Il naso lungo di Chernobyl”.

Consapevole della necessità di diffondere l’informazione sulle tragedie di cui si occupava nel modo più ampio possibile, aveva ottenuto i diritti per la pubblicazione di due importanti inediti per l’Italia, entrambi pubblicati dalla Carlo Spera Editore per Mondo in Cammino: “Il Cesio radioattivo e la riproduzione umana” di Y. Bandazhevsky e “Cecenia, la guerra degli altri” di Anna Politkovskaya.

La collaborazione con gli EasyPop lo aveva visto persino negli inediti (per lui) panni di loro produttore musicale a titolo gratuito presso la Moon Records, nonché paroliere iscritto alla SIAE.

Massimo si è spento all’improvviso il 1 settembre del 2020, in uno dei rarissimi, per lui, momenti di riposo, mentre si caricava per sciogliere l’enigma di come mantenere il grande impulso conquistato da Mondo in Cammino nonostante il Covid-19, e per comprendere come potersi mettere al servizio degli ultimi, prestare loro aiuto, anche nel quadro di questa spaventosa pandemia.

La sua eredità, tutte le persone che negli anni ha potuto aiutare, tutte le verità che ha contribuito a diffondere, tutte le consapevolezze che ha aiutato a forgiare e le coscienze che è stato in grado di toccare, sembra quasi troppa per un uomo solo.

E Massimo non vorrebbe essere ricordato così: l’umiltà lo definiva tanto quanto la sensazione di non aver mai fatto abbastanza per gli altri, e la generosità gli era naturale almeno quanto la compassione.

Ricordarlo, allora, è forse meglio in un modo che non faccia sentire il peso immenso della sua perdita, ma in un modo che possa essere sprone, strumento di lavoro per gli altri e di cambiamento: vogliamo ricordarlo con le sue parole più care sul volontariato.

Che “Il volontariato deve essere fatto con i piedi”, ovvero con la costante presenza nei territori sedi di intervento, e che “in nessun modo può esistere solidarietà senza rispetto dei diritti umani”.

Una eredità, nella sua scomparsa, che rispecchia appieno la sua vita: non una eredità del ricordare, ma una eredità del fare.